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Tavola rotonda

LA TRANSIZIONE DA BARACCOPOLI A QUARTIERE COME PROCESSO DI SVILUPPO LOCALE
Loggiato della Basilica Palladiana
Giovedì 12 SETTEMBRE ore 17.00
a cura di Architetti Senza Frontiere Veneto, modera arch. Maurizio Pioletti

Loris De Filippi, Medici Senza Frontiere
Enrico Fontanari
, Università IUAV di Venezia
Donatella Schmidt, Università degli Studi di Padova
Luca Zarri, Università degli Studi di Verona

Teresa Lapis giurista, esperta di diritti umani
Rosalba Ferba architetto

Nei paesi in via di sviluppo, a seguito di fenomeni demografici come le migrazioni di massa (dalle aree rurali a quelle urbane, per ragioni climatiche ed ambientali, per la fuga da conflitti, ecc.) nel corso della storia recente sono nati e cresciuti insediamenti, spesso spontanei, a volte “abusivi”, auto - costruiti dagli stessi migranti. Tali insediamenti, di carattere apparentemente precario e temporaneo, spesso si sono trasformati in permanenti senza alcuna forma di pianificazione urbanistica e territoriale.

L'assenza di pubblico e di governance dei processi di sviluppo urbano e territoriale ha favorito un'evoluzione autonoma di queste aggregazioni, slegata dall'economia locale e globale, la cui autosufficienza non le rende solo fatti incidentali ma sistemi abitativi dotati di un’intelligenza intrinseca seppur carenti di risorse ed infrastrutture.
Dietro l’aspetto patologico (criminalità, condizioni igienico-sanitarie e disagio sociale) si nasconde, infatti, un sistema vitale che ha bisogno di sostegno per migliorare le proprie condizioni.

Politiche di inclusione ed integrazione sociale e cooperazione territoriale possono creare le condizioni per favorire processi di emancipazione e sviluppo, garantendo l'accesso all'acqua, ai servizi igienici, alla
corrente elettrica, ad uno spazio vitale sufficiente e minimamente adeguato, oltre a garanzie sulla proprietà dei terreni e delle volumetrie ad uso abitativo, a cui si affianca spesso il raggiungimento del diritto all'istruzione, alla salute e dei diritti civili.

“La vera sfida non è sradicare queste comunità, ma smettere di trattarle come slums - che è orribile, spaventoso, criminale - e cominciare a trattarli come quartieri.”
R. Neuwirth “Shadow cities: a billion squatters” 2004

Lo slum incarna la rappresentazione fisica della povertà urbana, ma allo stesso tempo racchiude un patrimonio invisibile. Il nostro compito è rendere visibile l’invisibile, riportare alla luce il luogo di mercati, sogni e solidarietà che rende possibile la vita al suo interno.

A partire dal riconoscimento di valori locali condivisi e attraverso processi educativi e partecipativi, è possibile migliorare le condizioni di vita e sviluppare le micro-economie locali mediante una riqualificazione integrata non demolitiva, che permetta la ridefinizione degli spazi mediante nuove gerarchie in grado di generare senso di appartenenza ed identità.

Questa tavola rotonda intende quindi chiarire la genesi e la vita di questi nsediamenti per riflettere sul loro futuro attraverso un'analisi storico-morfologica dei processi, strettamente correlata all'analisi dei modelli di sviluppo ed integrazione. Un’analisi capace di individuare gli elementi di funzionamento
sistemico: i rapporti di gruppo, le connessioni interne, le relazioni verso la città, le attività presenti, le regole sociali interne e la distribuzione della proprietà nell'ottica di valorizzare i punti di forza esistenti a favore del miglioramento delle condizioni sociali, economiche ed ambientali e della crescita del livello di resilienza del sistema socio-ecologico.

Intervengono al tavolo esperti di aree disciplinari diverse.


   
 

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